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le avventure di un'esule italiana in patria
30 settembre 2011
Unghie, denti, carrarmati
           

Tira fuori, fa crescere le unghie

da quel carrarmato senza bombe

– il freno a mano tirato da troppo tempo –

che ti circonda senza pietà

 

e un uomo, un omuncolo a dettarti legge

una legge che non è quella che hai studiato

né quella che ti hanno insegnato, non a scuola,

non all'università,

né nel posto che non vuoi più chiamare C.A.S.A.

 

una legge che è quella che ti sei imposta

che ti hanno imposto neanche fossero

esattori delle tasse

di una vita passata a chiedere

a neanche chiedere, a subire

senza poter chiedere

un briciolo in più di ciò che ti tolgono

 

Rileggi le frasi scritte adolescente

rivivile anche a quarant'anni

non farti fermare dalle guerre

che il domani ti riserva

 

non di ripartire devi aver paura

 

non del gelo e delle stradeblù

né delle pochezze della solitudine

 

ritta su te-stessa, impara

che è da quello che devi ripartire

 

dalle mattine di gelsomino, dalle sere di cabernet franc

dalle cattiverie di un bambino e dai sorrisi

dalle rondini mattutine dai cieli ubriachi e

dolci e gelati e

imprevisti




permalink | inviato da annuzzapeste il 30/9/2011 alle 0:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
10 agosto 2011
Esci

Poi, poco a poco, comincio a non sapere più cosa fai ogni giorno. Nemmeno troppo poco a poco, da un giorno all'altro. Sono indecisa. Credo di sapere quel che fai ogni giorno, per un po' di giorni. Perché me lo immagino dalle tue abitudini che penso di sapere, e da quello che mi dicevi fino a solo l'altro giorno. Quante cose cambiano in quarantott'ore, eh. Si può passare da una cena in famiglia a un'improvvisa, abissale distanza, a qualcosa che si spezza inesorabilmente. E adesso. Non so se sei partito o se partirai a breve, non so se hai festeggiato il compleanno, ma lo posso immaginare. Perché (credo) ti conosco. È in quella fiducia che si basa un intero rapporto? È nel sapere in anticipo cosa potresti voler fare? In quel credo che mi lasciava supporre che non mi volessi perdere del tutto?

Il tuo non esserci è un essere più pesante di qualsiasi presenza. Perché se prima supponevo e basavo su quel credo quel che eri tu e che ero io, ora ho paura. Ho paura di aver creduto che non volessi perdermi del tutto, ho paura che invece tu mi voglia perdere, almeno per ora. Per ora, non riesco più a prevedere niente, e forse è perché non devo prevedere qualcosa. Mania di controllo? Delirio di onnipotenza? Che ne so. Vorrei soltanto una cosa. Che tu esca, vuoto, da questo petto, esci e smettila di opprimerlo. Non costringermi a fare riti iniziatici, tipo camminare da sola fino in India, a voler fare viaggi in solitaria neanche fossi l'orso yeti, a vedere concerti ogni sera, a sbronzarmi di conseguenza, a volermi ubiqua in fase postadolescenziale, cioè a voler provare tutto e tutti. Esci, dagli respiro e fa che torni lì la primavera, l'ultima che abbiamo vissuto insieme, che non sia soltanto amarezza ma anche rami su cui dondolarsi, ali d'uccello e canzoni di Guccini e di De Gregori, rock a primavera e nuvole oltre le quali si vede il sole in un cielo da libro di catechismo – e ancor più da quadro di Tiepolo.




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5 luglio 2011
c'è questa cosa
c'è questa cosa, che io non voglio mettere radici da nessuna parte e dappertutto, e forse è un po' adolescenziale, ma la senso come un bisogno primario - né a milano né a pordenone né in altri posti, perché ho bisogno di scoprire sempre qualcosa. una sete che credevo di aver placato e invece no.



permalink | inviato da annuzzapeste il 5/7/2011 alle 10:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
1 luglio 2011
Unò, duè
Non hai voglia di dormire nella caldissima notte di fine giugno, un compleanno che non festeggi più da anni e un compleanno a venire da festeggiare a dovere nella testa, luoghi comuni e amori nati troppo in fretta per essere reali e altri nati troppo lentamente per esserti fatali.
Non hai voglia di dormire che vorresti essere lì a consolare anime ora poco consolabili, lo spaesamento di chi spaesato si ritrova pure sradicato e senza più certezze. E tu con meno certezze ancora, in un flusso di coscienza da blogger inutilmente intimisti che potrebbero risparmiare le proprie crisi di identità ad altri blogger notturni che capiranno forse di quel che scrivi appena la metà.
Non hai voglia di dormire e pensi alle fortunate e sfortunate coincidenze di tre giorni appena, pensi alle decisioni da prendere in due giorni a malapena, pensi al futuro come a un foglio pieno d'acquarelli da rimescolare a piacere, a un libro regalato a distanza rielaborato e spedito a fatica, a una busta trovata a fatica in cancelleria dopo lungo vagare nell'afa asfissiante di un giugno che sembra agosto.
Pensi al vento, a quando sei fortunato senti l'umido del mare e la morte non la conosci se non per sentito dire.
Vivi per un'ora d'aria, per una vita di progetti e ambizioni, per un sogno interrotto ma sostituibile.
Vivi.



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28 febbraio 2011
Improvvisamente

Improvvisamente ti accorgi che, nonostante tutto ciò che continuavi a dire a te stessa riguardo la provincia, nonostante che in quella provincia tu ci creda ancora, nonostante tu voglia mantenere la tua unica coppia di piedi in innumerevoli scarpe, hai ancora tanta voglia di andartene.

Magari di andartene in un posto dove c'è pure metà della tua famiglia e bene o male non ti sentirai mai sola, dove puoi fare palla-di-fuoco senza passare per una squinternata, dove sei costretta a fare una bella ricerca per trovare l'autenticità della provincia che, lo sai già, ti mancherà da morire. Un posto da dove scapperai il fine settimana per ossigenarti la mente e gli occhi, anche se la Cascina Cuccagna in mezzo ai grattacieli, lei, già promette benissimo.

Improvvisamente, andrai nel bel mezzo della vita reale per poi scoprire che la cosa più importante sono le persone che ami 
– cosa che già sapevi prima, ma sapevi anche che da sole, queste cose non bastano a realizzarti.

Improvvisamente, sarai di nuovo una bimba piena di speranze e non ti sembrerà che sia troppo tardi. Per  nulla a questo mondo, ti sembrerà che sia troppo tardi. E un sorriso illuminerà le tue farfalle nello stomaco, e te ne andrai a scoprire quel mondo che ti faceva paura più del necessario. Improvvisamente.




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9 febbraio 2011
Mi sa che devo propro fornire una spiegazione

In un mio recente post su facebook affermo che "la provincia ti fa rimanere intatto l'entusiasmo nei confronti della vita". No, non mi sono bevuta il cervello, né ho rinnegato in un sol colpo vent'anni di convizioni riguardo alla provincia da cui provengo, che sa essere, e io lo so molto bene, spietata e ingiusta verso chi non si vede nei panni di un giovane imprenditore quali molti spesso vogliono apparire.
Niente contro i giovani imprenditori, anzi, ne conosco diversi (
qui un esempio di fantasia al potere notevole e ammirevole), e molti di loro si rendono conto di venire da una realtà piccola e periferica, ma proprio per questo fanno di necessità virtù: e hanno dunque tutta la mia stima. 
Se devo avercela con qualcuno, posso dire che ce l'ho con gli imprenditori yuppie degli Ottanta, che qui pullulavano e pullulano ancora, biechi personaggi che hanno dimenticato che qui una volta era tutta campagna e che questo andrebbe valorizzato, e che hanno costruito strade infinite che sembrano autostrade e capannoni che, finito il miracolo economico, sono rimasti lì a languire (spostandomi in Veneto, penso a un capannone nei pressi di Portogruaro abbandonato da quando ne ho memoria, e
Fabio Franzin a denunciare questi e altri orrori dell'era post-industriale, che altro che Vasco Brondi).

Ma non è questo il punto.
Il punto è che, fuori da ogni cliché, da ogni preconcetto, nonostante tutti i problemi che ben conosco da quando ho una coscienza critica - chessò, dover fare gli slalom tra i bar per evitare gli ex, ché qui il posto è piccolo e la gente la incontri anche se non vuoi, oppure doversi andare a cercare concerti mostre e letture tentando con fatica di non fare sempre le stesse come molti tendono a fare (al grido di "c'è tutto un mondo fuori dai bar degli spritz") - la provincia costringe, per sua stessa natura, a doversi andare a cercare le cose che più si amano, a doversi anche costruire un mondo fatto di cose delicate e di passioni profonde, a dover inventare ogni giorno qualcosa. Il fatto è che tutto questo lo si fa con l'entusiasmo di chi non è assuefatto agli eventi mondani, come chi vive nelle metropoli e non fa che commentare "già visto, già letto, già fatto" rispetto a qualsiasi cosa che abbia un'ombra di contemporaneo. Per questo, mi azzardo a dire che la provincia mantiene intatto l'entusiasmo nei confronti della vita. E forse esagero, ma il disincanto con cui molte persone, abituate al tutto-qui-a-portata-di-mano tipico delle città, io non posso far altro che condannarlo.
[Tutto ciò non mi impedisce di andare nelle città più grandi a cercare fonti di ispirazione e nuove idee. Come dire, prendo il meglio da tutto e tento di scansare il peggio di torno].

7 febbraio 2011
Cose riconoscibili del mio mondo

Se c'è una cosa che può mantenere uniti gli uni agli altri coloro che vivono in queste terre di magredi, è quella leggera bruma bianca che si solleva da terra nei giorni freddi d'inverno che volgono timidi verso la primavera.
Una nebbiolina che puoi incontrare sulle pianure, su quei sassi in apparenza inospitali che lasciano filtrare l'acqua sotto terra in fondo in fondo e ti fanno apparire brulla l'estate.
Ma l'inverno, sotto quel velo bianco, è magia.


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31 gennaio 2011
Le notizie che mi fanno uscire di senno

Quando sento certe notizie, cioè che si parla di "sacrificio" di abbassare i riscaldamenti a Milano da 20 a 19 gradi, per 13 ore al giorno anziché per 14, mi viene un fremito dentro, una specie di razzismo che credevo non mi appartenesse, un desiderio di "punirne uno per educarli tutti". Io questa gente che se non ha 26 gradi in casa parla di freddo - sì, perché a Milano, diciamocelo, i riscaldamenti li tengono a palla - li manderei in Carnia a tagliare la legna per il mio amico Sandro, che lì fa la guardia forestale. Così, per aiutarlo ad alimentare la sua stufa e legna, e poi per far assaggiare a sta gente un po' di freddo, di quello vero. Oppure li spedirei in massa a Trieste, per sentire un po' di quel delizioso venticello che ti taglia la faccia in inverno. Sento rinascere in me il vecchietto triestino d'altri tempi - che però in quella incredibile città resiste ancora oggi - e che sentenzia implacabile "ghe volessi un poca de guera, e anca un poca de carestia".
Non per altro, ma perché poi è inutile lamentarsi dell'inquinamento se per sopravvivere a climi tropicali dentro certe case, si è obbligati ad aprire le finestre.
Che poi la giunta sputi provvedimenti senza controllare che vengano applicati, quello è un altro paio di maniche. Ma intanto sto provvedimento, facciamolo. E magari, cortesemente, cerchiamo anche di rispettarlo.




permalink | inviato da annuzzapeste il 31/1/2011 alle 9:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
4 gennaio 2011
"Venezia mi impigrisce..." (cit.*)
La Laguna, nonostante le orde barbariche di turisti, è sempre emozionante. Amarla tutta è facile e forse anche scontato, ma ci sono dei posti - tipo la Giudecca - che preferisco in particolare, un po' perché rimasti autentici, un po' perché privi di turisti se non di quelli radical chic che sanno di non trovare giapponesi et similia, un po' perché commistiona armoniosamente edifici antichi a edifici moderni. 

Eppoi c'è quell'atmosfera ovattata che finché non la provi non sai com'è, che ti risucchia non dico in un altro pianeta, ma in un altro universo. Quando vado a Venezia, se è per puro diletto e non per lavoro (il che mi capita sempre più raramente), finisco in un altro spazio tempo che mi abbassa tutte le difese immunitarie, vere o metaforiche, e mi fa piombare in una specie di sonno arcano come la Corte Sconta di Corto Maltese - che c'è, ma proprio perché sconta non si vede.

(*Corto Maltese, da Corte sconta detta arcana)




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30 dicembre 2010
Il disamore ai tempi dei social network

So che sei lì, che sei anche dietro quello schermo, che mi spii.
Sia chiaro: di questo io mi prendo tutte le responsabilità. Mica me l'ha ordinato il dottore di pubblicare i fatti miei o altrui su un blog. Non sto facendo nessuna terapia, non sto seguendo alcuna prescrizione farmacologica con annesso lo sfogo via web. Né devo pubblicare alcunché per onestà intellettuale, anzi. Quindi, hai tutto il diritto di spiarmi, anzi: di leggermi, ché è legittimo navigare su queste pagine come su qualsiasi altra e non ho messo io stessa nessun filtro per gli estranei. In altri tempi, scherzando, ti avrei detto "stalker" facendomi accendere una sigaretta per scherzo da te. Ma altri tempi che sono passati troppo in fretta (forse, per fortuna).
So che sei anche nei bar all'ora dell'aperitivo, e che devo schivarli tutti, a uno a uno, in un gioco di ruolo che sembra un orienteering al contrario e per il quale sono aiutata dalle facce che ti sono amiche e che incontro di tanto in tanto.
Sembra impossibile che persone per un attimo vicinissime riescano a tirare su barriere e muri che al confronto il muro di Berlino sembra un cavalletto. Eppure è qualcosa che succede tutti i giorni. Si ricreano amicizie nuove, si ricompongono legami vecchi il più possibile distanti da quello che si era prima. Ci si convince anche che in fondo insieme non si stava bene, che si era troppo diversi (è così che mi hai detto, no?), che preferisco la mia libertà all'adattarmi ai gusti di qualcunaltro.

Poi però si sente freddo. Freddo dentro. E nessuna libertà può ripagarmi di quel freddo.
Vado a Napoli, e poi vivo.




permalink | inviato da annuzzapeste il 30/12/2010 alle 16:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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