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non so se avete presente
post pubblicato in Diario, il 21 aprile 2008

 

Non so se avete presente quell’odore implacabile di erba appena tagliata, che sa un po’ di giochi nel giardino, quell’odore che è il corrispondente nasale del sapore di madeleine di proustiana memoria.

Quell’odore che taglia via le margherite in fiore, come a disfarsi di un tesoro che disfandolo, si moltiplica; quell’odore che ti ricorda di essere stato bambino, di aver amato le cose vicine ma di averti fatto diventare curioso di quelle irraggiungibili, e un po’ quella curiosità ti è rimasta, crescendo.

Inaspettatamente per le mie narici, dopo mesi di chiuso in casa o biblioteca, di freddi venti nordestini mischiati ai fumi dell’alcol e ad altri tipi di fumi spiattellati in faccia in fredde serate piovose, in cui incontravo pornopoeti che mi avrebbero regalato pornoaceti in primaverili giornate bolognesi, ecco che snaso quell’aroma mentre offro da mangiare alle caprette di Torcello, mentre Cristina cerca una nuova amica/amico per Uma la lumaca - le lumache, si sa, sono ermafrodite, e infatti appena si sono viste Uma e Johnny si sono accoppiati; e pure i glicini fanno il loro, profumando violentemente per le calli; mentre Ana passa inaspettatamente per la città dei ponti e delle acque, entusiasta di tutto, con gli occhi che le brillano quando le parli di Dorsoduro, del museo Guggenheim e del ghetto ebraico, con il suo incredibile amore per la scoperta e per gli spriz, claro, e César a ruota ad offrirti la cena nel sestier di San Marco, dove mai avresti immaginato di finire, un giorno, a cena. E tornare sotto la pioggia a campo San Giacomo con l’ombrello rosso ciliegia che lei ti ha regalato e gli occhi pieni di chiacchiere e sud andaluso.

Mentre ti godi tutto questo, amiche lontane che vedi perché inaspettatamente ti vengono a trovare, amiche più vicine che ti offrono un letto e dolce ospitalità, nuovi amici che vengono a stare da te per una notte mentre non ci sei, e ti lasciano angelici messaggi, pensi: ma se tutte queste persone fossero qui, dietro l’angolo, chissà se ci avrei fatto caso, chissà se saremmo stati amici, chissà. E infatti, mi ritrovo qui stasera a pensare, che se Giugen l’avessi conosciuto meglio, se le distanze spaziali non ci avessero diviso, forse ora starei anch’io piangendo la sua morte, inaspettata a ventottanni, che anche se muoregiovanecoluich’alcieloècaro non riesci mica a fartene una ragione. Non ci riesco, e perché Giugen aveva un sorriso aperto, e perché sapeva scrivere e amava quello che faceva, e perché, come qualcuno ha scritto, era difficile litigare con lui; perché da quella sera, in una scintillante Roma accanto alla Sapippia, e ad Enzo, e ai miei traduttori, tutto è cambiato, ho dato finalmente un volto a quei nomi impressi sulle mail, perché tutto ha preso il sapore del reale. E ora, che uno di quei personaggi - veri, verissimi - di quella serata se n’è andato per sempre ed inaspettatamente, mi sembra di essermi persa qualcosa di quella festa.

Ciao, Giugen.




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