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la guerra, la terra, una questione privata?
post pubblicato in Diario, il 2 luglio 2007
Si stagliano, nell'aria ingrigita e afosa di questo lunedì pomeriggio di luglio, aeromobili, come si chiamano in linguaggio tecnico. Sono a Pordenone, sono a casa, anzi per la precisione in questo paesello un po' anonimo che è Roveredo, tra Pordenone e Aviano.
Il mitico ricercatore naturalizzato tergestino è in realtà originario di Fontanafredda, in linea d'aria ancora più vicina a quella che qui viene chiamata la "base americana" di Aviano. Al telefono qualche volta non sentivo la sua voce. Le sue finestre, diceva in quei momenti, vibravano.
Eppure c'è chi ha il coraggio di dire che l'inquinamento acustico causato dalla base americana di Aviano si riduce a tre episodi, che riguarderebbero l'abbaiare di cani e impianti di condizionamento e che avrebbero prodotto denunce ufficiali prontamente sedate dal nobile comportamento americano. Sbandierando peraltro, nella home page del proprio sito, un inquietante zio Sam che dovrebbe convincere me, cittadina Pinca Pallina, della bontà delle ragioni della base Nato. Da notare come si parli di americani, anche se la base, pur statunitense, è comunque adibita ad operazioni Nato, organizzazione composta, com'è noto, da tutti i Paesi che compongono l'Organizzazione del Patto Nord Atlantico, Italia compresa. Come se a lamentarsi degli aerei che sorvolano i cieli pordenonesi fossero soltanto no global e cosiddetti "comunisti" (metto tra virgolette, perché a mio avviso i comunisti non esistono più, ma questa è tutta un'altra storia), e non i comuni cittadini.
Muovo argomenti triti e ritriti, lo so, che ultimamente hanno riguardato più la Ederle di Vicenza che non Aviano, ma dei quali sento il bisogno di parlare. Guardo dalla mia finestra, dalla camera dove ho sempre vissuto, dove sento di avere un porto sicuro - è qui che sono venuta a tre anni, è qui che ho studiato, pianto, giocato, pensato, è qui che mi sono formata almeno fino agli anni del liceo - e vedo la vita che vuole scorrere sempre nello stesso modo. Padri e madri che diventano nonni, che tagliano l'erba maniacalmente, che portano i nipotini a passeggio, vicini che si dedicano al giardinaggio, che portano a spasso il cane, ragazzi che sono scappati dal quartiere dormitorio se volevano studiare all'università, che sono andati a Padova, a Venezia, a Trieste, a Bologna, a Roma, e qualche volta all'estero, come me. Tutto questo mentre l'inquinamento acustico raggiunge livelli inammissibili - tali, lo ripeto, da non poter parlare al telefono, esperienza diretta. E non dimentichiamo che tra le possibili cause dell'inquinamento delle falde acquifere del mio paesello c'è lo scarico dei carburanti dei suddetti aerei. Anni fa, e non è detto che l'emergenza sia del tutto risolta, per via dell'inquinamento e di una sostanza chiamata "atrazina" siamo stati costretti a non bere più acqua del rubinetto e ad andarci a rifornire in alcuni punti di distribuzione. Tempo di guerra? Mi chiedevo. Non ufficialmente, mi risponderei oggi.
Forse è questa pretesa di normalità, questo essere inermi di fronte ad una potenza che molesta in diverse forme la vita quotidiana della gente di qui, ad aver spinto questi ragazzi a scappare. Chi lo sa. Mia madre dice, "ormai non li sento nemmeno più gli aerei". Non voglio arrivare al punto di non sentirli più, non voglio che l'indifferenza, o la rassegnazione, coinvolga perfino le mie orecchie impedendo loro di sentire quello che invece dovrebbero sentire, respingere, odiare. Al di là della politica, delle accuse di antiamericanità - ma qui lo dico e qui lo ripeto, non si tratta di americani: si tratta di NATO -, dell'essere di destra o di sinistra.
E poi c'è chi non condivide la linea, effettivamente, il modus operandi delle operazioni Nato all'estero.
Qui non mi addentro. Non posso dire di essere contraria a qualsiasi operazione Nato: quella del Kosovo, del '99, tanto per citarne una, non era a mio parere del tutto sbagliata. Ma far pagare a cittadini comuni il prezzo della quotidianità mi sembra quantomeno irrispettoso nei confronti di chi ospita una base militare a pochi passi da casa.



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