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twentysix, vingt-six, veinte y seis
post pubblicato in Diario, il 9 luglio 2007
Più vicina ai trenta che ai venti. Ormai la mia strada è segnata, sono sul viale del tramonto miei cari. Scrivo adesso che il compleanno è passato e il passato rimane lì a guardami ridendo di me e delle mie stupidaggini. D'altronde un cugino sessantenne di mia madre, alla mia battuta "sono più vicina ai trenta che ai venti" mi ha risposto giustamente "anch'io". A quel punto volevo lanciarmi dalla finestra, ma come al solito ero al piano terra.

In tutto questo sto studiando come una pazza, cose mai viste negli ultimi due anni. La tesi è lì che giace addormentata, ma quantomeno è stata richiesta ed approvata con entusiasmo dal proffio; si profila un periodo di quelli pienotti da morire, ma niente - e ribadisco, niente - al confronto con l'anno e mezzo di stress babelico appena lasciato alle spalle. Quasi quasi studiare adesso mi sembra una passeggiata. Oggi l'età che avanza ha avuto la meglio sul digitale e mi sono concessa l'ascolto di un disco di John Lennon. Ma un disco, eh, non un ciddì e nemmeno un mp3. Un disco, un disco in vinile, una cosa comprata in una fiera che fanno ogni anno nell'allegra fiera di Pordenone. Altro che webradio, altro che Ipod. Non c'è proprio niente da fare: nulla supera la qualità sensoriale, passionale, emotiva che ti può dare l'analogico. Come il fruscio delle pagine di un libro, come una fotografia con una macchina manuale, come un bacio con la lingua.

Avrei voglia di mare, sale sulla schiena e amici che ridono o che piangono anche, ma sulla spiaggia, anziché parlarmi dei loro drammi da lontano, di sole (cuore e amore va da sé). Ma ora non è tempo di tutto questo, ora mi attendono mille difficoltà ancora, ora devo sfoderare l'energia e non farmi prendere dalle mie paure. Ora.



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